Istituto Comprensivo Statale
MARGHERITA HACK
Campi Bisenzio (FI)
Nota esplicativa su pasto domestico

In allegato il documento completo con il modello di domanda

 

NOTA ESPLICATIVA SUL “PASTO DOMESTICO” A SCUOLA

Per quanto riguarda il merito della questione, come comunicato con circolare del 6 settembre u.s., la sentenza Cass. SS.UU. 30 luglio 2019, n. 20504 ha negato l’esistenza di un diritto soggettivo perfetto dei genitori di scegliere tra la refezione e il pasto domestico sulla base di tre diverse argomentazioni:

  1. il tempo mensa fa parte del tempo scuola, poiché condivide le stesse finalità educative proprie del progetto formativo e vi concorre con la socializzazione;

  2. il ricorso al servizio mensa organizzato dal Comune non viola il principio di gratuità dell’istruzione inferiore;

  3. le famiglie, nell’accogliere il tempo “pieno” (scuola primaria) e il tempo “prolungato” (scuola secondaria di primo grado), accettano l’offerta formativa dell’Istituto, comprendente il servizio mensa.

Al contempo, la Cassazione ha sancito il diritto delle famiglie a partecipare al procedimento amministrativo, in due diversi passaggi e con due diverse declinazioni:

  1. in primo luogo, con riferimento al procedimento amministrativo per le modalità di gestione del servizio mensa “(ai fini dell’individuazione dell’impresa che lo gestisce e dei cibi offerti)”;

  2. in secondo luogo, con riferimento al procedimento amministrativo per le modalità di gestione del servizio mensa, “rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche”, dal momento che, nel caso di specie “non di libertà personale si tratta ma di un diritto sociale (all’istruzione), evidentemente condizionato e dipendente dalle scelte organizzative rimesse alle singole istituzioni scolastiche, sulle quali i beneficiari del servizio pubblico possono influire nell’ambito del procedimento amministrativo, in attuazione dei principi di buon andamento dell’amministrazione pubblica. Il detto procedimento è la sede nella quale effettuare le opportune valutazioni, anche di natura tecnica, nella ricerca del più corretto bilanciamento degli interessi individuali di coloro che chiedono di consumare il cibo portato da casa con gli interessi pubblici potenzialmente confliggenti, tenuto conto delle risorse a disposizione dell’amministrazione” (pp. 21-22).

La prima accezione riguarda l’individuazione dell’impresa che gestisce il servizio mensa. Tale individuazione compete all’ente locale secondo le procedure fissate dal codice dei contratti pubblici e, pertanto, i diritti procedimentali dei genitori si incanalano nelle commissioni mensa che, tradizionalmente, collaborano con lo stesso ente al controllo di qualità dei cibi offerti e formulano proposte in vista della stesura dei relativi bandi di gara.

La seconda accezione riguarda invece il procedimento – avviato su istanza di parte delle famiglie e non già d’ufficio – finalizzato a individuare le modalità di gestione del servizio ed è senz’altro di competenza della singola istituzione scolastica. Va evidenziato inoltre che pur se la Cassazione, da un lato, riconosce ai genitori la possibilità di richiedere la fruizione del pasto domestico, dall’altro riconosce alle istituzioni scolastiche la piena potestà di decidere motivatamente se accogliere o rigettare tali richieste. L’insussistenza del diritto soggettivo perfetto, per le famiglie, di scelta del pasto domestico non esclude, quindi, che le scuole possano accogliere eventuali richieste in tal senso, stabilendone autonomamente le modalità di organizzazione e gestione.

Occorre tuttavia sottolineare che la Cassazione, nell’affermare l’inesistenza del diritto soggettivo perfetto di scegliere l’autorefezione, indica come interessi pubblici – di cui dare (e tenere) conto nel procedimento – la socializzazione e l’educazione alla sana alimentazione assicurate dal pasto comune, fornito nel rispetto di precise prescrizioni nutrizionali, così come richiede di tenere conto delle risorse a disposizione dell'amministrazione. Ciò significa che una eventuale istanza diretta ad ottenere la fruizione del pasto domestico a scuola può essere accolta solo ove si ritengano recessivi, o comunque ugualmente garantiti, tutti gli interessi pubblici sopracitati.

 

 

Si ritiene pertanto, anche in virtù dell’esistenza di un Regolamento per la fruizione del pasto domestico deliberato dal Consiglio di Istituto, di istituire un procedimento amministrativo per valutare se accogliere o rigettare le istanze delle famiglie che intendono avvalersi dell’autorefezione; in attesa del relativo provvedimento si ritiene di poter concedere a coloro che presentino l’istanza la possibilità di fruire del pasto domestico. Il diritto di partecipazione al procedimento delle famiglie è disciplinato, naturalmente, dalle norme generali contenute nella legge n. 241/1990.

 

 

In calce alla presente il modulo di istanza da consegnare presso la segreteria didattica entro e non oltre lunedì 23 settembre 2019.

 

 

Il Dirigente scolastico

Cristina Domenichini

firma autografa omessa ai sensi dell’art. 3 c.2, d. lgs 39/93

 


Pubblicata il 17 settembre 2019

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